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Muamba resta grave

Muamba resta grave

Il 23enne giocatore del Bolton, collassato in campo durante il match di FA Cup in casa del Tottenham, rimane in condizioni critiche

dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI di REPUBBLICA

LONDRA – Il giorno dopo il collasso che gli ha fatto perdere i sensi durante una partita di Coppa d’Inghilterra, Fabrice Muamba rimane in “condizioni critiche” nel reparto di rianimazione di un ospedale della capitale britannica specializzato in cure cardiache. “Le prossime 24 ore saranno decisive”, afferma un comunicato del Bolton, la squadra della Premier League in cui gioca il 23enne calciatore di origine congolese, emigrato nel Regno Unito da bambino al seguito del padre, un rifugiato politico, e poi naturalizzato cittadino britannico.

Muamba si è accasciato a terra all’improvviso al 41′ del primo tempo di Tottenham-Bolton, senza avere ricevuto colpi, senza nessun avversario nelle vicinanze. Tentativi di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e con un defibrillatore non hanno avuto successo ed è stato quindi trasportato d’urgenza in ospedale. Inizialmente le sue condizioni erano state definite “stabili”, ma durante la notte è emersa la gravità della situazione. Il giocatore “è tra la vita e la morte”, ha detto ai giornalisti il suo allenatore uscendo dall’ospedale dove lo aveva accompagnato.

Non è la prima volta che un calciatore professionista subisce un attacco cardiaco nel bel mezzo di un match: incidenti che spesso si rivelano fatali. Il pubblico si chiede come sia possibile che atleti che dovrebbero essere sottoposti a rigorosi controlli continuino a giocare se soffrono di disturbi cardiaci. Possibile che i loro club non se ne rendano conto e
li espongano così al rischio di morire precocemente sotto l’impatto dello sforzo psicofisico dello sport? Ma alcuni esperti sostengono che la colpa non è delle società o di controlli insufficienti. “I calciatori della Premier League ricevono i migliori check-up che esistono, ma vi sono traumi che possono avvenire senza che un esame preventivo li riveli”, afferma per esempio il professor Jonathan Hill, primario del reparto di cardiologia del King’s College Hospital di Londra.

Se Muamba non ha perso la vita sul campo del Tottenham, scrive oggi la stampa londinese, il merito è stato della presenza di defibrillatori e maschera ad ossigeno a bordo campo, che gli hanno permesso di ricevere le prime cure immediatamente.

L’introduzione di questi strumenti d’emergenza negli stadi, nota l’Observer, è stata almeno in parte merito di Josè Mourinho, che montò su tutte le furie dopo che due gravi incidenti a Peter Cech e Carlo Cudicini, portieri del suo Chelsea, non ottennero subito l’assistenza richiesta. “Il mio portiere è rimasto 30 minuti negli spogliatoi dopo un trauma cranico aspettando una ambulanza”, disse all’epoca l’allenatore portoghese. “Queste sono cose che non dovrebbero succedere nel football inglese”. Il Chelsea presentò un reclamo formale alle autorità e la federcalcio inglese ha da allora introdotto nuove regole, inclusa la presenza di medici, strumentazioni per cure d’emergenza e di un’ambulanza nell’area dello stadio.

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